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Enea e la Sibilla Cumana
Nel VI libro dellEneide, Virgilio narra della visita di
Enea alla Sibilla di Cuma.
L'eroe troiano alla ricerca di una sua nuova terra,
sbarcando sulle coste cumane a pochi chilometri da
quella che sarà la città di Napoli, dirige verso una grotta
(o per meglio dire un antro) dove riceverà dalla Sibilla, la
terribile sacerdotessa del dio Apollo, le indicazioni sul
suo futuro.
Intanto Enea verso la rocca ascese,
ove in alto sorgea di Apollo il tempio,
e là dov'era la spelonca immane
dell'orrenda Sibilla, a cui fu dato
dal gran Delfo profeta, animo e mente
d'aprir l'occulte e le future cose.
(Eneide, VI Libro, tr. di Annibal Caro)
Di abbandonare Troia, Enea lo seppe dalloracolo di
Delo, che lo esortò a cercare la sua antica patria.
Pensando che l'oracolo alludesse a Creta, da cui
proveniva uno dei più antichi Re di Troia, Enea si recò in
quell'isola, ma i Penati gli apparvero in sogno
avvertendolo che la terra che doveva cercare non era
Creta ma si trovava più ad ovest e si chiamava Enotria
(l'attuale Italia).
Dopo un lunghissimo viaggio arrivò ad Erice (Sicilia)
dove vi morì il padre Anchise. Rimessosi in viaggio ed a
causa di una violenta tempesta scatenata dalla dea
Giunone, a lui avversa, fu sospinto sulle coste dAfrica e
più precisamente a Cartagine. Qui Enea incontra la regina
Didone, tra i due nasce un amore così profondo da fargli
dimenticare il dovere impostogli dagli dei di trovare una
nuova patria tanto che Giove preoccupato manda
Mercurio a ricordargli quale fosse il suo destino. Fu così
che Didone, in seguito alla decisione di Enea di ripartire
per le coste Italiane, pervasa da insopportabile dolore per
la disperazione, si tolse la vita.
Dopo una breve tappa ad Erice per rendere omaggio al
padre Anchise, Enea sbarcò sulle coste di Cuma. Qui,
prima dincontrare la Sibilla, seppellì su un promontorio
il suo trombettiere Miseno (dove oggi sorge Capo
Miseno), che aveva osato sfidare gli dei e per questo
scaraventato in mare dal dio Tritone. Successivamente si
diresse con la Sibilla all'Averno (attuale Lago dAverno
ritenuto la porta degli inferi), perché egli ottenesse dal
padre notizie sui suoi discendenti e sulle vicende che ad
essi sarebbero state legate. La leggenda vuole che la Sibilla
distribuisse le sue veggenze sulle foglie degli alberi,
portate poi dal vento, e difficile ne risultava la
ricostruzione delle sue affermazioni. Enea la supplicò di
cantargli quanto era nel suo destino così da
comprenderne il significato: Ibis Redibis Non
Morieris (Andrai tornerai non morirai) fu il suo
canto
...solo una questione di virgole?!
Avvi d'intorno
cento vie, cento porte; e cento voci
n'escono insieme allor che la Sibilla
le sue risposte intuona. Era a la soglia
il padre Enea, quando: Ora è il tempo (disse
la Vergine): di', di'; chiedi tue sorti:
Ecco lo dio che è già comparso e spira.
Ciò dicendo, de l'antro in su la bocca
in più volti cangiossi e in più colori;
scompigliossi le chiome; aprissi il petto;
le battè il fianco, e il cor di rabbia l'arse.
(Eneide, VI Libro, tr. di Annibal Caro)
Cuma, posta sul litorale campano di fronte allisola dIschia, fu non soltanto la più lontana dalla madrepatria tra tutte le colonie elleniche della Magna Grecia, ma una delle più antiche. Secondo la cronologia di Eusebio si ritiene che la fondazione di Cuma risalga al 1050 a.C., ipotesi supportata dalla sconfitta di Troia che si ritiene intorno al 1100 a.C..
Alcuni storici, però, respingono tale data proponendola intorno al 740 a.C., anche se la più antica documentazione archeologica non è anteriore al 725-720 a.C.. La fondazione di Cuma fu preceduta da quella di Ischia (detta Pithekoùssa o Pithekoùssai,) ad opera dei Greci dellEubea intorno al 770 a.C. Infatti, che essi abbiano con ogni mezzo tentato di difendere la loro terra dagli Etruschi di Capua, dagli Aurunci, dalle popolazioni interne della Campania, lo prova la fondazione di Neapolis (lattuale Napoli) risalente intorno al 560 a.C., mentre nel 530 a. C. laccoglimento di un gruppo di profughi di Samo nel territorio cumano, portò alla fondazione della Polis di Dicearchia (l'attuale Pozzuoli).
